BLOG-CHIARA: Cari amici....per una volta (anzi, per due, visto che l'ho gia' fatto quando abbiamo tagliato quota 1000 visite)...CELEBRATION!
Si sta per concludere il mese dei record del CercolavoroaMilano...con oltre un migliaio di contatti dall'1 al 29 bisesto, la miglior statistica dall'inizio di questo blog, e oltre 4000 totali.
Oltre alla soddisfazione personale di vedere nero su bianco un'avventura condivisa da tanti, avere messo insieme questi dati - complici le tante apparizioni sui mass media locali e nazionali - mi da' il termometro dell'interesse dimostrato non solo per le mie vicende, ma anche per gli argomenti trattati. Vi sento vicini e mi date carica, e di questi tempi, anche riuscire a tenere la motivazione alle stelle, non e' cosa da poco. Continuate cosi'. E grazie.
mercoledì 29 febbraio 2012
L'allegro chirurgo
LAVORO: Ragazzi ma l'avete letto il reportage del Corriere sull'allegro chiururgo?
Sì perché triste non me lo sembra davvero, il nostro Giacomo Frati: ricercatore a 28, professore associato a 31, in cattedra a 36, è diventato bravo testando il proprio bisturi sui manichini.
Ma non finisce qui: Giacomo è il coronamento di tutti i sogni che una madre ha per il proprio figlio: carriera sfolgorante, impiego di prestigio, belloccio, giorno e notte vicino a mammà e papà...ma esageriamo: pure alla sorella Paola!
E chi non lo invidierebbe?
E' talmente bravo da riuscire a dribblare le regole antinepotismo della Gelmini, sentenze del Tar che gli danno torto per le gare vinte in modo non ortodosso e soprattutto le noiose guardie notturne, che si sa, obbligano a prendere troppi caffé e fanno male al sonno.
E magari ti costringono anche a saltare qualche seratina romantica con la morosa.
Queste serpi che invocano sentenze contro di lui, che parlano di alti indici di mortalità nel distaccamento di cardiologia della Sapienza da che il nostro Fratino dirigeva a Latina. Ma stiamo scherzando? Virgulti del genere non vanno toccati: si sono esercitati giorni e notti sul giochino della MB, hanno consumato tante pile che potresti giocarci a domino, hanno passato difficili esami all'università dove i sottoposti del papà lo aspettavano con i fucili a canne mozze in mano, hanno sudato sette, otto camicie per prevalere nei concorsi.
Ma stavo riflettendo...Se anche mio padre fosse rettore della Sapienza, invece che precaria con anni di gavetta alle spalle scommettiamo che sarei caporedattrice in qualche illustre giornale? Ah, ma che scrivo? Lingua biforcuta che non sono altra.
Sì perché triste non me lo sembra davvero, il nostro Giacomo Frati: ricercatore a 28, professore associato a 31, in cattedra a 36, è diventato bravo testando il proprio bisturi sui manichini.
Ma non finisce qui: Giacomo è il coronamento di tutti i sogni che una madre ha per il proprio figlio: carriera sfolgorante, impiego di prestigio, belloccio, giorno e notte vicino a mammà e papà...ma esageriamo: pure alla sorella Paola!
E chi non lo invidierebbe?
E' talmente bravo da riuscire a dribblare le regole antinepotismo della Gelmini, sentenze del Tar che gli danno torto per le gare vinte in modo non ortodosso e soprattutto le noiose guardie notturne, che si sa, obbligano a prendere troppi caffé e fanno male al sonno.
E magari ti costringono anche a saltare qualche seratina romantica con la morosa.
Queste serpi che invocano sentenze contro di lui, che parlano di alti indici di mortalità nel distaccamento di cardiologia della Sapienza da che il nostro Fratino dirigeva a Latina. Ma stiamo scherzando? Virgulti del genere non vanno toccati: si sono esercitati giorni e notti sul giochino della MB, hanno consumato tante pile che potresti giocarci a domino, hanno passato difficili esami all'università dove i sottoposti del papà lo aspettavano con i fucili a canne mozze in mano, hanno sudato sette, otto camicie per prevalere nei concorsi.
Ma stavo riflettendo...Se anche mio padre fosse rettore della Sapienza, invece che precaria con anni di gavetta alle spalle scommettiamo che sarei caporedattrice in qualche illustre giornale? Ah, ma che scrivo? Lingua biforcuta che non sono altra.
lunedì 27 febbraio 2012
J'accuse!
LAVORO-ITALIA: tranquilli, non mi sono montata la testa, so che io mi chiamo Tenca e non Zola, ma le notizie di questi giorni sono tali da far diventare un aspide anche una suora carmelitana, e il loro effetto e' aggravato dal fatto che non sono perfettamente in forma e sotto punture per far placare i dolori. Quindi, preparatevi a leggere un post acido.
Dopo la scoperta dell'acqua calda, cioe' che abbiamo gli stipendi fra i piu' bassi d'Europa - anche se ora si sono messi a questionare sul fatto che le buste paga sarebbero impostate in maniera diversa, e il risultato e' che guardando il netto la situazione peggiora - l'effetto benefico del mare del Golfo in un giorno di primavera anticipata si e' dissolto ieri sera di fronte alla puntata di Presa Diretta "Cultura a fondo".
Poche ore prima il fondo che guardavo era quello sotto le acque cristalline, di fronte ad una gremita e festante calata; poi e' diventato il sinonimo di un baratro crudele.
Se eravate davanti al piccolo schermo sapete di cosa sto parlando. Se invece eravate altrove, vi invito a darci un'occhiata: http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-f2be1f06-4a10-4ec3-8d5c-537cdf8752d0.html?homepage.
(Tralascio sulla solita professionalita' di Iacona e della sua squadra di giornalisti, che non hanno certo bisogno dei miei complimenti.)
Siamo il paese piu' ricco di storia e opere d'arte, abbiamo dato grandi attori e registi sopraffini a cinema e teatro, possediamo archivi con i cui fondi si potrebbe fare il giro del pianeta e...stiamo mandando tutto in malora! Anzi, no, mi correggo: persone incapaci, lobbiste, prive di qualsiasi lungimiranza stanno mandando tutto in malora!
Musei che impallidiscono di fronte a quelli esteri, concepiti secondo logiche antiquate, qui da noi, noi che dovremmo essere il faro del mondo.
L'umiliazione di dover aspettare che un illuminato imprenditore giapponese finanziasse il restauro di Santa Croce, la chiesa in cui riposano i grandi della nostra Patria e non una cappelletta dispersa fra i monti, quando nell'Opificio delle Pietre Dure - davanti al quale passavo quasi ogni giorno per andare in facolta' favoleggiando nella mia testa sulla magia e sulla sapienza di quelle mani che vi operavano dentro -, mandano in pensione professionisti che hanno insegnato a tanti il lavoro, senza pero' sostituirli.
Archivi con firme autografe di Michelangelo, del Caravaggio che cadono in pezzi.
Volontari che salvano dall'acqua faldoni vecchi secoli con lo scottex "perche' la carta assorbente adatta per questi lavori costa troppo".
Brera che non ha spazi per esporre i preziosi fondi e trema quando piove per paura che le precipitazioni s'infiltrino dai lucernai in attesa di manutenzione.
E potremmo andare avanti, con i loro esempi e quelli che conosciamo per esperienza diretta.
Poi, stridente e doloroso, arriva sgradevole come unghie passate sull'ardesia l'esempio francese: a poche centinaia di chilometri dai progetti abortiti e dall'arte mortificata, s'investe sulla cultura, che - magia - non e' una voce in rosso, ma crea occupazione, diverte, svaga, e raffina le menti.
Non me lo togliera' di testa nessuno, e' una delle mie convinzioni piu' radicate: nella terra dei cachi cio' non va bene, perche' non si vogliono cittadini pensanti, ma pecoroni da condizionare.
Ammorbiamo le menti con le mariedefilippi, col calcio, con l'ultimo modello dell'Iphone. Perche', volete mettere: meglio sapere chi sceglie il tronista, crocifiggere il guardalinee e sfracellarsi i maroni sull'ultima imperdibile "app" che capire come gira l'economia, che stanno tagliando i fondi alla sanita' o che il trasporto pubblico si impoverisce di giorno in giorno.
Al massimo sentiremo un coro di belati, ma non di voci.
E allora, via, gettiamo via tutto, buttiamolo nel cesso e chi se ne frega se la cultura e' un settore che (non si sa come) attira sempre piu' gente (si vede che il processo di ovinizzazione ha ancora qualche ingranaggio da oliare), che produce una quota fondamentale del nostro pil.
Chi se ne importa!
Facciamo come col paesaggio: ce lo hanno dato fra i piu' belli del mondo e noi non perdiamo occasione per violentarlo e svilirlo, ciechi (da destra a sinistra) di fronte al fatto che danneggiandolo in maniera inconsulta come stiamo facendo non attirera' piu' turisti e amanti del bello, ma solo speculatori. Ma l'importante e' far comprare l'elicotterino nuovo alla cricca, no? Chi se ne frega se un tempo eravamo il paese che batteva tutti in quanto ad accoglienza, mentre ora stiamo scendendo dalle cime della classifica sorpassati da chi certe cose le ha capite.
E lo stesso facciamo con questo patrimonio che sarebbe meglio del petrolio, se amministrato da menti illuminate.
Contraddizione vivente, mandiamo palate di laureati in studi umanistici a rodersi il fegato e consumare i giorni migliori nei call center, invece di sfruttarne (non dico di tutti, ma almeno dai piu' preparati, spesso dotati di CV che negli altri stati sarebbero valorizzati in altra maniera) il know how accumulato, l'inventiva e soprattutto la passione. La stessa che manda avanti chi prova a viverci, di cultura, a 500 euro al mese quando va bene.
L'Italia e' stata grande, portrebbe tornare ad esserlo, ma ora sembra soltanto una bellezza sfiorita che si guarda allo specchio illusa di rimanere la migliore, quando invece sta marcendo dentro.
Dopo la scoperta dell'acqua calda, cioe' che abbiamo gli stipendi fra i piu' bassi d'Europa - anche se ora si sono messi a questionare sul fatto che le buste paga sarebbero impostate in maniera diversa, e il risultato e' che guardando il netto la situazione peggiora - l'effetto benefico del mare del Golfo in un giorno di primavera anticipata si e' dissolto ieri sera di fronte alla puntata di Presa Diretta "Cultura a fondo".
Poche ore prima il fondo che guardavo era quello sotto le acque cristalline, di fronte ad una gremita e festante calata; poi e' diventato il sinonimo di un baratro crudele.
Se eravate davanti al piccolo schermo sapete di cosa sto parlando. Se invece eravate altrove, vi invito a darci un'occhiata: http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-f2be1f06-4a10-4ec3-8d5c-537cdf8752d0.html?homepage.
(Tralascio sulla solita professionalita' di Iacona e della sua squadra di giornalisti, che non hanno certo bisogno dei miei complimenti.)
Siamo il paese piu' ricco di storia e opere d'arte, abbiamo dato grandi attori e registi sopraffini a cinema e teatro, possediamo archivi con i cui fondi si potrebbe fare il giro del pianeta e...stiamo mandando tutto in malora! Anzi, no, mi correggo: persone incapaci, lobbiste, prive di qualsiasi lungimiranza stanno mandando tutto in malora!
Musei che impallidiscono di fronte a quelli esteri, concepiti secondo logiche antiquate, qui da noi, noi che dovremmo essere il faro del mondo.
L'umiliazione di dover aspettare che un illuminato imprenditore giapponese finanziasse il restauro di Santa Croce, la chiesa in cui riposano i grandi della nostra Patria e non una cappelletta dispersa fra i monti, quando nell'Opificio delle Pietre Dure - davanti al quale passavo quasi ogni giorno per andare in facolta' favoleggiando nella mia testa sulla magia e sulla sapienza di quelle mani che vi operavano dentro -, mandano in pensione professionisti che hanno insegnato a tanti il lavoro, senza pero' sostituirli.
Archivi con firme autografe di Michelangelo, del Caravaggio che cadono in pezzi.
Volontari che salvano dall'acqua faldoni vecchi secoli con lo scottex "perche' la carta assorbente adatta per questi lavori costa troppo".
Brera che non ha spazi per esporre i preziosi fondi e trema quando piove per paura che le precipitazioni s'infiltrino dai lucernai in attesa di manutenzione.
E potremmo andare avanti, con i loro esempi e quelli che conosciamo per esperienza diretta.
Poi, stridente e doloroso, arriva sgradevole come unghie passate sull'ardesia l'esempio francese: a poche centinaia di chilometri dai progetti abortiti e dall'arte mortificata, s'investe sulla cultura, che - magia - non e' una voce in rosso, ma crea occupazione, diverte, svaga, e raffina le menti.
Non me lo togliera' di testa nessuno, e' una delle mie convinzioni piu' radicate: nella terra dei cachi cio' non va bene, perche' non si vogliono cittadini pensanti, ma pecoroni da condizionare.
Ammorbiamo le menti con le mariedefilippi, col calcio, con l'ultimo modello dell'Iphone. Perche', volete mettere: meglio sapere chi sceglie il tronista, crocifiggere il guardalinee e sfracellarsi i maroni sull'ultima imperdibile "app" che capire come gira l'economia, che stanno tagliando i fondi alla sanita' o che il trasporto pubblico si impoverisce di giorno in giorno.
Al massimo sentiremo un coro di belati, ma non di voci.
E allora, via, gettiamo via tutto, buttiamolo nel cesso e chi se ne frega se la cultura e' un settore che (non si sa come) attira sempre piu' gente (si vede che il processo di ovinizzazione ha ancora qualche ingranaggio da oliare), che produce una quota fondamentale del nostro pil.
Chi se ne importa!
Facciamo come col paesaggio: ce lo hanno dato fra i piu' belli del mondo e noi non perdiamo occasione per violentarlo e svilirlo, ciechi (da destra a sinistra) di fronte al fatto che danneggiandolo in maniera inconsulta come stiamo facendo non attirera' piu' turisti e amanti del bello, ma solo speculatori. Ma l'importante e' far comprare l'elicotterino nuovo alla cricca, no? Chi se ne frega se un tempo eravamo il paese che batteva tutti in quanto ad accoglienza, mentre ora stiamo scendendo dalle cime della classifica sorpassati da chi certe cose le ha capite.
E lo stesso facciamo con questo patrimonio che sarebbe meglio del petrolio, se amministrato da menti illuminate.
Contraddizione vivente, mandiamo palate di laureati in studi umanistici a rodersi il fegato e consumare i giorni migliori nei call center, invece di sfruttarne (non dico di tutti, ma almeno dai piu' preparati, spesso dotati di CV che negli altri stati sarebbero valorizzati in altra maniera) il know how accumulato, l'inventiva e soprattutto la passione. La stessa che manda avanti chi prova a viverci, di cultura, a 500 euro al mese quando va bene.
L'Italia e' stata grande, portrebbe tornare ad esserlo, ma ora sembra soltanto una bellezza sfiorita che si guarda allo specchio illusa di rimanere la migliore, quando invece sta marcendo dentro.
sabato 25 febbraio 2012
Che spettacolo!
LAVORO: a volte mi sento una privilegiata, perche' per qualche decina di minuti ho solo per me, a tu per tu, dei personaggi di sport, musica e spettacolo che mi hanno incuriosita e che mi riescono a trasmettere qualcosa nel profondo.
Ve ne ho gia' parlato, ma ci torno sopra: perche' la lista si evolve e, fortunatamente, i comici doppiatori che pensano di avercelo d'oro et diamantato, quando gente come Walter Chiari riescono a vederla solo in dvd, sono solo la minoranza.
Ho sempre fatto recensioni, presentazioni, interviste in ambito culturale: anzi, il primissimo mio articolo che e' stato pubblicato secoli orsono, parlava di una mostra del fotografo Dario Lanzardo; lo avevo realizzato per una piccola rivista di Levanto di cui era direttore responsabile il mio amico Gabriele, che mi aveva dato questa chance, visto che scalpitavo dalla voglia di mettermi alla prova come semi-giornalista.
Ricordo ancora la sua mail che mi annunciava la pubblicazione: l'oggetto era "Ciao redattrice" e io mi sono riempita di gioia.
Ma torniamo al dunque. Fra gli altri, pochi giorni fa, - e questa volta faccio nome e cognome, anzi, nome d'arte - ho intervistato Caparezza per il giornale, che purtroppo non vedro' perche' riesce a venire a Spezia proprio nella sera in cui festeggio il mio compleanno...
Mezz'ora di telefonata che ricordero' sempre con grande piacere: l'ho sempre apprezzato, ma diciamo che non ho preso la cornetta in mano come se stessi parlando con Madonna, Bono Vox, Larry Mullen, Adam Clayton, The Edge o Kobe Bryant, le uniche persone al mondo che potrebbero farmi venire un attacco di extrasistole in ambito non solo giornalistico.
Dopo una domanda e un minuto esatto, cercando comunque di mantenere la mia professionalita', mi sembrava di parlare con un mio amico di lunga data, e va bene che io sono una persona aperta, ma non capita tutti i giorni! Alla fine, abbiamo ripercorso - domani potrete leggere il tutto sulla Nazione, o al piu' tardi nei primi giorni della prossima settimana - insieme il suo viaggio artistico e personale, fra serieta', entusiasmo, un po' di follia, tanta umilta' e mestiere. Cosa mi ha insegnato? Che si puo' cambiare, che non bisogna crescere mai fino in fondo, che il proprio io e il proprio talento vanno coltivati come un giardino di rose, da curare e innaffiare giorno per giorno. Poi, magari non saranno fiori perfetti come quelli cresciuti di una serra, ma l'importante e' che siano davvero i nostri.
Grazie Michele!
Ve ne ho gia' parlato, ma ci torno sopra: perche' la lista si evolve e, fortunatamente, i comici doppiatori che pensano di avercelo d'oro et diamantato, quando gente come Walter Chiari riescono a vederla solo in dvd, sono solo la minoranza.
Ho sempre fatto recensioni, presentazioni, interviste in ambito culturale: anzi, il primissimo mio articolo che e' stato pubblicato secoli orsono, parlava di una mostra del fotografo Dario Lanzardo; lo avevo realizzato per una piccola rivista di Levanto di cui era direttore responsabile il mio amico Gabriele, che mi aveva dato questa chance, visto che scalpitavo dalla voglia di mettermi alla prova come semi-giornalista.
Ricordo ancora la sua mail che mi annunciava la pubblicazione: l'oggetto era "Ciao redattrice" e io mi sono riempita di gioia.
Ma torniamo al dunque. Fra gli altri, pochi giorni fa, - e questa volta faccio nome e cognome, anzi, nome d'arte - ho intervistato Caparezza per il giornale, che purtroppo non vedro' perche' riesce a venire a Spezia proprio nella sera in cui festeggio il mio compleanno...
Mezz'ora di telefonata che ricordero' sempre con grande piacere: l'ho sempre apprezzato, ma diciamo che non ho preso la cornetta in mano come se stessi parlando con Madonna, Bono Vox, Larry Mullen, Adam Clayton, The Edge o Kobe Bryant, le uniche persone al mondo che potrebbero farmi venire un attacco di extrasistole in ambito non solo giornalistico.
Dopo una domanda e un minuto esatto, cercando comunque di mantenere la mia professionalita', mi sembrava di parlare con un mio amico di lunga data, e va bene che io sono una persona aperta, ma non capita tutti i giorni! Alla fine, abbiamo ripercorso - domani potrete leggere il tutto sulla Nazione, o al piu' tardi nei primi giorni della prossima settimana - insieme il suo viaggio artistico e personale, fra serieta', entusiasmo, un po' di follia, tanta umilta' e mestiere. Cosa mi ha insegnato? Che si puo' cambiare, che non bisogna crescere mai fino in fondo, che il proprio io e il proprio talento vanno coltivati come un giardino di rose, da curare e innaffiare giorno per giorno. Poi, magari non saranno fiori perfetti come quelli cresciuti di una serra, ma l'importante e' che siano davvero i nostri.
Grazie Michele!
martedì 21 febbraio 2012
Le magnifiche sorti...
CHIARA 1: C'e' l'up e il down. Stamattina mi e' stata servita a tradimento una dose del secondo: un po' di sofferenza latente per la situazione di insicurezza generale (riflettuta inevitabilmente sul personale) che ogni tanto fa capolino.
Ad accentuarla, una parlamentare ascoltata in un talk show che negava palesemente l'evidenza, cioe' che la politica italiana non era stata in grado di dare nell'epoca del post Tangentopoli, tramite interventi seri ed oculati, un futuro alla fascia dei 20-40enni stritolati da questo sistema avvilente. Con ingegnosa faccia di tolla diceva che no, non e' vero, bisogna rendere l'Italia piu' produttiva, ma nessun errore e' stato fatto in passato, come se vivessimo nell'idillio... Che nervi, che nervi, che nervi!!!
Ma come si fa ad essere cosi' ciechi? O meglio, a fingere di esserlo?
LAVORO: Mal comune mezzo gaudio? Confronti, dialoghi, invidia comune per chi ha lo stipendio fisso. Da qualsiasi impiego. Rimpiango le mie vecchie tredicesime, le fantascientifiche quattordicesime, i vestiti comprati sull'onda del momento, le scarpe che mi sarei messa tre volte, ma a cui non avrei potuto assolutamente negare di entrare a far parte della mia collezione, i soldi spesi dall'estetista senza sentirsi in colpa. Mal comune mezzo gaudio? Direi proprio di no! Ma davvero preferirei un'altra mansione a patto di avere una retribuzione stabile? Non saprei che rispondere: al pensiero di cambiare mi manca il fiato. Ma quanto potro' andare avanti in questa situazione? Non chiedetemi di fare il gioco della torre, perche' non so seriamente che cosa buttare giu'!
PERO' pero' pero'...mentre parlo dell'instabilita' dei giornalisti degli anni '10, mi arriva la telefonata del mio caporedattore che mi annuncia in modo delizioso (piu' carino non avrebbe potuto!) che dovro' fare un'intervista a brevissimo ad un cantante che mi gasa! E di conseguenza, mi sono esaltatissima.
CHIARA 2: mica che io creda agli oroscopi. Ma dei Pesci due cose vere le hanno dette: si va dalle stelle alle stalle e siamo artisti genialoidi. Sottoscrivo. Magari genialoide non del tutto, ma ci provo ;)
Ad accentuarla, una parlamentare ascoltata in un talk show che negava palesemente l'evidenza, cioe' che la politica italiana non era stata in grado di dare nell'epoca del post Tangentopoli, tramite interventi seri ed oculati, un futuro alla fascia dei 20-40enni stritolati da questo sistema avvilente. Con ingegnosa faccia di tolla diceva che no, non e' vero, bisogna rendere l'Italia piu' produttiva, ma nessun errore e' stato fatto in passato, come se vivessimo nell'idillio... Che nervi, che nervi, che nervi!!!
Ma come si fa ad essere cosi' ciechi? O meglio, a fingere di esserlo?
LAVORO: Mal comune mezzo gaudio? Confronti, dialoghi, invidia comune per chi ha lo stipendio fisso. Da qualsiasi impiego. Rimpiango le mie vecchie tredicesime, le fantascientifiche quattordicesime, i vestiti comprati sull'onda del momento, le scarpe che mi sarei messa tre volte, ma a cui non avrei potuto assolutamente negare di entrare a far parte della mia collezione, i soldi spesi dall'estetista senza sentirsi in colpa. Mal comune mezzo gaudio? Direi proprio di no! Ma davvero preferirei un'altra mansione a patto di avere una retribuzione stabile? Non saprei che rispondere: al pensiero di cambiare mi manca il fiato. Ma quanto potro' andare avanti in questa situazione? Non chiedetemi di fare il gioco della torre, perche' non so seriamente che cosa buttare giu'!
PERO' pero' pero'...mentre parlo dell'instabilita' dei giornalisti degli anni '10, mi arriva la telefonata del mio caporedattore che mi annuncia in modo delizioso (piu' carino non avrebbe potuto!) che dovro' fare un'intervista a brevissimo ad un cantante che mi gasa! E di conseguenza, mi sono esaltatissima.
CHIARA 2: mica che io creda agli oroscopi. Ma dei Pesci due cose vere le hanno dette: si va dalle stelle alle stalle e siamo artisti genialoidi. Sottoscrivo. Magari genialoide non del tutto, ma ci provo ;)
Trova l'intruso
LAVORO-ROMA-RAI: Carissimi amici del CercolavoroaMilano, ma ci pensate che blogger fortunata state leggendo?
Come autrice, certamente la fantasia e la voglia di indagare sulla realtà, cogliendo sfumature che a tanti sfuggono, non mi mancano. Ma in questo periodo la realtà supera l'immaginazione e ogni giorno, grazie alle mie ricerche e alle vostre segnalazioni, m'imbatto in situazioni che meritano di diritto di essere inseriti nel nostro spazio.
Oggi - facciamo ieri, dato che è passata la mezzanotte - mi sembra di segnare un gol a porta vuota: non ho dovuto neanche "sprecare" tempo a digitare lettere sui motori di ricerca o a fare il mio giro quotidiano sulla stampa on line: la bomba in questione l'ho sentita direttamente dalla radio, e per poco non rischio un cedimento della mandibola modello cartone animato.
A deliziarci è nientepopodimeno che Mamma Rai, anzi Matrigna Rai, che neanche a farlo apposta, solleva un polverone che si abbina a meraviglia con l'ultimo post che ho pubblicato. Una bella ciliegina rossa (o magari rosa e azzura come i fiocchi appesi ai portoni delle partorienti) sulla torta acida che ho sfornato pochi giorni fa.
Ma, visto che tutti ne avrete sentito parlare, inutile tornare a vivisezionare il caso.
Piuttosto, vi invito a giocare con me ad un divertente rompicapo enigmistico: si chiama "trova l'intruso".
I due periodi che elencherò di seguito sono inconciliabili, ma proprio non riesco a capire quale sia il falso.
Eccoli:
1. "La pagina web dei giornalisti precari romani chiedeva con grande civiltà alla Lei di eliminare "i contratti-truffa di consulenza, ma anche di cancellare da tutti i contratti Rai l'insopportabile 'clausola gravidanza'. Sarebbe un gesto di civiltà concreto e tangibile di un direttore-donna nei confronti delle tante lavoratrici già sufficientemente umiliate da un'azienda che le paga a gettone". Allegata la copia di un contratto che all'art. 10 renderebbe possibile la rescissione dello stesso in caso di gravidanza ma anche di malattia". (ANSA)
2. "Non esiste quindi alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata. Quanto ai contratti di lavoro autonomo l'azienda non si è mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale". (RAI)
Mi aiutate a scovarlo?
Come autrice, certamente la fantasia e la voglia di indagare sulla realtà, cogliendo sfumature che a tanti sfuggono, non mi mancano. Ma in questo periodo la realtà supera l'immaginazione e ogni giorno, grazie alle mie ricerche e alle vostre segnalazioni, m'imbatto in situazioni che meritano di diritto di essere inseriti nel nostro spazio.
Oggi - facciamo ieri, dato che è passata la mezzanotte - mi sembra di segnare un gol a porta vuota: non ho dovuto neanche "sprecare" tempo a digitare lettere sui motori di ricerca o a fare il mio giro quotidiano sulla stampa on line: la bomba in questione l'ho sentita direttamente dalla radio, e per poco non rischio un cedimento della mandibola modello cartone animato.
A deliziarci è nientepopodimeno che Mamma Rai, anzi Matrigna Rai, che neanche a farlo apposta, solleva un polverone che si abbina a meraviglia con l'ultimo post che ho pubblicato. Una bella ciliegina rossa (o magari rosa e azzura come i fiocchi appesi ai portoni delle partorienti) sulla torta acida che ho sfornato pochi giorni fa.
Ma, visto che tutti ne avrete sentito parlare, inutile tornare a vivisezionare il caso.
Piuttosto, vi invito a giocare con me ad un divertente rompicapo enigmistico: si chiama "trova l'intruso".
I due periodi che elencherò di seguito sono inconciliabili, ma proprio non riesco a capire quale sia il falso.
Eccoli:
1. "La pagina web dei giornalisti precari romani chiedeva con grande civiltà alla Lei di eliminare "i contratti-truffa di consulenza, ma anche di cancellare da tutti i contratti Rai l'insopportabile 'clausola gravidanza'. Sarebbe un gesto di civiltà concreto e tangibile di un direttore-donna nei confronti delle tante lavoratrici già sufficientemente umiliate da un'azienda che le paga a gettone". Allegata la copia di un contratto che all'art. 10 renderebbe possibile la rescissione dello stesso in caso di gravidanza ma anche di malattia". (ANSA)
2. "Non esiste quindi alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata. Quanto ai contratti di lavoro autonomo l'azienda non si è mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale". (RAI)
Mi aiutate a scovarlo?
venerdì 17 febbraio 2012
Pink enemy
LAVORO-DONNE-LA SPEZIA: visto che tutti avete internet, mi tolgo il dente e vi segnalo due articoli dalla Chiarassegnastampadigiovedi'16febbraio2012:
number one - generalizzando: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/02/16/visualizza_new.html_99667593.html
number two-giornalisticando: http://www.rassegna.it/articoli/2012/02/16/83633/giornalisti-precari-mille-euro-al-mese-un-sogno
Fortunatamente per voi, ho da poco assistito all'esibizione di Patti Smith e dei Marlene Kuntz che ha nobilitato quello sconcio di San Remo - come ogni anno da tradizione supportato dal mitico blog di Assa&Cast - e ancora piena di endorfine per questo orgasmo musicale che e' la loro versione di "Impressioni di settembre", non mi voglio innervosire.
Con poca coerenza, quindi, vi parlero' questa sera di una questione che effettivamente mi agita non poco, ma conto sempre sugli strascichi benefici che la Poetessa appaiata a Godanuccio&co. continua ad esercitare sul mio cervello e vado avanti. Ora c'e' anche Noa, e vi diro' divagando, che sono onorata di aver visto dal vivo due artiste di questo calibro. Ma vamos adelante.
A proposito di donne.
Tasto delizioso e dolente, esseri capaci di dare la vita, solidarizzare come sorelle, ma anche di covare invidie dalla lingua biforcuta e commettere bassezze incresciose. Amiche, ma sempre un gradino sotto gli uomini, secondo me, nel "fare spogliatoio" e nel pararsi le spalle fra loro, senza quel filo di infantilismo tipico dei maschietti in certe situazioni.
Purtroppo la lista delle schifezze che mi vengono riportate come ad un padre confessore - ed in quanto investita di tale ruolo, manterro' rigorosamente il segreto professionale - si allunga e questo mi manda veramente in bestia.
Come ho avuto modo di scrivere in un articolo pubblicato di recente sull'argomento, spesso uno dei piu' grossi ostacoli all'emancipazione femminile sono le donne stesse. E non parlo solo di manager che ambiscono ad una sola piazza disponibile nell'Olimpo, ma del rapporto fra superiori e sottoposte.
Vi ho gia' fatto un accenno a questo episodio, ma non ve l'ho mai raccontato per intero: una volta mi sono giocata un colloquio che sembrava perfetto perche', passati 40 minuti ed oltre di chiacchierata, la capa e le sue adepte mi hanno congedata con un discorso sul fatto che non avrei dovuto per alcun motivo sognarmi la maternita' (cosa che, fra l'altro non ho pianificato e non so mai se mi interessera', ma di certo non mi voglio precludere per un obbligo deciso dall'alto da chi non ne ha alcun diritto) e metterle quindi nei casini, dopo aver specificato poco prima che la pausa pranzo era ridotta a mezz'ora perche' tutte avevano i bambini a cui preparare la cena. Non mi sono scomposta, ho semplicemente detto loro, dopo aver specificato che avevo compreso al meglio le dinamiche aziendali, che trovavo "aberrante" imporre veti di questo genere ad una donna. Soprattutto se a farlo e' qualcuno che ha avuto la tua eta' solo una decina di anni prima, si trucca, ha le mestruazioni, si fa le unghie, mette a posto la casa e fa da mangiare come te.
[NB. voglio specificare che non sono una che vede solo bianco o nero: assolutamente non condivido chi fa la furba, si mette in gravidanza a rischio quando non lo e', e penso che le aziende andrebbero supportate nel sostenere gli oneri delle maternita'. Ma il mondo in qualche modo bisognera' mandarlo avanti, no? O ci vogliamo estinguere?]
number one - generalizzando: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/02/16/visualizza_new.html_99667593.html
number two-giornalisticando: http://www.rassegna.it/articoli/2012/02/16/83633/giornalisti-precari-mille-euro-al-mese-un-sogno
Fortunatamente per voi, ho da poco assistito all'esibizione di Patti Smith e dei Marlene Kuntz che ha nobilitato quello sconcio di San Remo - come ogni anno da tradizione supportato dal mitico blog di Assa&Cast - e ancora piena di endorfine per questo orgasmo musicale che e' la loro versione di "Impressioni di settembre", non mi voglio innervosire.
Con poca coerenza, quindi, vi parlero' questa sera di una questione che effettivamente mi agita non poco, ma conto sempre sugli strascichi benefici che la Poetessa appaiata a Godanuccio&co. continua ad esercitare sul mio cervello e vado avanti. Ora c'e' anche Noa, e vi diro' divagando, che sono onorata di aver visto dal vivo due artiste di questo calibro. Ma vamos adelante.
A proposito di donne.
Tasto delizioso e dolente, esseri capaci di dare la vita, solidarizzare come sorelle, ma anche di covare invidie dalla lingua biforcuta e commettere bassezze incresciose. Amiche, ma sempre un gradino sotto gli uomini, secondo me, nel "fare spogliatoio" e nel pararsi le spalle fra loro, senza quel filo di infantilismo tipico dei maschietti in certe situazioni.
Purtroppo la lista delle schifezze che mi vengono riportate come ad un padre confessore - ed in quanto investita di tale ruolo, manterro' rigorosamente il segreto professionale - si allunga e questo mi manda veramente in bestia.
Come ho avuto modo di scrivere in un articolo pubblicato di recente sull'argomento, spesso uno dei piu' grossi ostacoli all'emancipazione femminile sono le donne stesse. E non parlo solo di manager che ambiscono ad una sola piazza disponibile nell'Olimpo, ma del rapporto fra superiori e sottoposte.
Vi ho gia' fatto un accenno a questo episodio, ma non ve l'ho mai raccontato per intero: una volta mi sono giocata un colloquio che sembrava perfetto perche', passati 40 minuti ed oltre di chiacchierata, la capa e le sue adepte mi hanno congedata con un discorso sul fatto che non avrei dovuto per alcun motivo sognarmi la maternita' (cosa che, fra l'altro non ho pianificato e non so mai se mi interessera', ma di certo non mi voglio precludere per un obbligo deciso dall'alto da chi non ne ha alcun diritto) e metterle quindi nei casini, dopo aver specificato poco prima che la pausa pranzo era ridotta a mezz'ora perche' tutte avevano i bambini a cui preparare la cena. Non mi sono scomposta, ho semplicemente detto loro, dopo aver specificato che avevo compreso al meglio le dinamiche aziendali, che trovavo "aberrante" imporre veti di questo genere ad una donna. Soprattutto se a farlo e' qualcuno che ha avuto la tua eta' solo una decina di anni prima, si trucca, ha le mestruazioni, si fa le unghie, mette a posto la casa e fa da mangiare come te.
[NB. voglio specificare che non sono una che vede solo bianco o nero: assolutamente non condivido chi fa la furba, si mette in gravidanza a rischio quando non lo e', e penso che le aziende andrebbero supportate nel sostenere gli oneri delle maternita'. Ma il mondo in qualche modo bisognera' mandarlo avanti, no? O ci vogliamo estinguere?]
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